#FOIA PDL n. 3042 presentato il 15 aprile 2015

Di seguito il testo della proposta di legge FOIA (“Disposizioni in materia di libertà di informazione, diritto di accesso e trasparenza delle informazioni in possesso delle pubbliche amministrazioni”) presentata dalla On. Anna Ascani.

 

Art. 1 – Finalità e oggetto

1. La presente legge disciplina il diritto di accesso alle informazioni in possesso delle

amministrazioni, presenti nei database e negli archivi.

2. Il diritto di accesso contribuisce alla tutela e alla promozione delle libertà individuali e collettive,

nonché dei diritti civili, politici e sociali; integra il diritto ad una buona amministrazione; concorre

alla realizzazione di una amministrazione aperta, al servizio del cittadino; si ispira ai principi

dell’accountability pubblica

3. Il diritto di accesso rappresenta altresì primaria garanzia del diritto dei privati di partecipazione al

procedimento amministrativo e di tutela giuridica soggettiva.

4. Il diritto di accesso disciplinato della presente legge, costituisce livello essenziale di prestazione,

ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera m) della Costituzione.

 

Art. 2 – Definizioni

1. Ai fini della presente legge, si intende:

a) per “amministrazione”: ciascuno dei soggetti indicati all’art. 3 della presente legge;

b) per “diritto di accesso”: il diritto di chiunque di richiedere e di ottenere le informazioni in

possesso dei soggetti di cui all’art. 3. Il diritto di accesso comprende: il diritto di sapere se

l’informazione richiesta è nella disponibilità dell’amministrazione e il diritto di ottenerla, in caso di

effettiva disponibilità dell’informazione richiesta. L’amministrazione soddisfa il diritto di accesso

comunicando al richiedente l’informazione richiesta, nel rispetto delle disposizioni della presente

legge.

c) per “informazione”: tutti i documenti, gli atti, e i dati in possesso dei soggetti di cui all’art. 3,

indipendentemente dalla data della loro formazione.

d) per “chiunque”: qualsiasi cittadino italiano persona fisica che abbia compiuto il 18esimo anno di

età o giuridica,

e) per “richiedente”: chiunque eserciti il diritto di accesso mediante la presentazione di una istanza

di accesso ad una amministrazione, secondo le disposizioni della presente legge.

 

Art. 3 – Ambito di applicazione

1. Le disposizioni della presente legge si applicano: alle pubbliche amministrazioni di cui

all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165; alle autorità indipendenti di

garanzia e di vigilanza; agli enti pubblici, economici e non economici; ai gestori di servizi pubblici;

agli organismi di diritto pubblico; alle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni di cui

all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché alle società da esse

controllate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile;

2. Il Parlamento, La Corte Costituzionale e il Consiglio Superiore della Magistratura e le Autorità

Amministrative indipendenti, con riferimento all’esercizio delle funzioni amministrative di supporto

ai loro compiti istituzionali e di gestione dei rispettivi apparati amministrativi, adeguano i rispettivi

ordinamenti ai principi della presente legge.

 

Art. 4 – Diritto di accesso

1. Chiunque ha il diritto di accesso alle informazioni in possesso delle amministrazioni, senza

obbligo di motivazione fermo restando quanto previsto dall’art. 6 della presente legge.

2. Il diritto di accesso si esercita presso l’amministrazione in possesso delle informazioni alle quali

si chiede di accedere.

3. Presso ciascuna amministrazione, la decisione sulle istanze di accesso è di competenza del

responsabile per la trasparenza di cui all’art. 43 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33.

4. Il rifiuto, il differimento e la limitazione dell’accesso sono ammessi nei soli casi e nei limiti

stabiliti dall’articolo 6 e debbono essere motivati, secondo le disposizioni di cui all’articolo 7 della

presente legge.

 

Art. 5 – Tutela del diritto di accesso

1. Decorsi inutilmente trenta giorni dalla ricezione della richiesta di accesso da parte

dell’amministrazione, questa si intende respinta. In caso di diniego dell’accesso, espresso o tacito, o

di differimento dello stesso, il richiedente può presentare ricorso al tribunale amministrativo

regionale ai sensi del codice del processo amministrativo ovvero chiedere, nello stesso termine e nei

confronti degli atti delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, al difensore civico

competente per ambito territoriale, ove costituito, che sia riesaminata la suddetta determinazione) I

procedimenti in materia di accesso sono esenti dal pagamento del contributo unificato di cui al

D.P.R. n. 115/2002.

2. Contro il diniego dell’accesso, espresso o tacito, o di differimento dello stesso il richiedente può

presentare altresì ricorso, entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta di accesso da parte

dell’amministrazione, all’Autorità nazionale anticorruzione di cui alla legge 6 novembre 2012, n.

190. L’Autorità si pronuncia entro trenta giorni dalla ricezione dell’istanza

Scaduto tale termine, il ricorso si intende respinto. Se l’Autorità ritiene ingiustificato il diniego o il

differimento, ne informa il richiedente ed ordina all’amministrazione che lo ha disposto di

consentire l’accesso. In tal caso, la richiesta di accesso deve essere soddisfatta, a meno che

l’amministrazione non confermi il diniego o il differimento con atto motivato entro trenta giorni dal

ricevimento dell’ordinanza. In tale ultimo caso, se il diniego o il differimento sono giudicati

illegittimi in sede giurisdizionale, valutate le circostanze, il giudice condanna l’amministrazione al

pagamento di una penale aggiuntiva compresa tra i 500 e i 5.000 euro. Tali somme confluiscono in

un apposito fondo finalizzato alla promozione di iniziative di formazione in materia di trasparenza e

prevenzione della corruzione destinate ai pubblici dipendenti.

Se l’accesso è negato o differito per motivi inerenti ai dati personali che si riferiscono a soggetti

terzi, l’Autorità provvede alla richiesta del parere vincolante del Garante per la protezione dei dati

personali, che si pronuncia entro i quindici giorni dal ricevimento della richiesta. Qualora un

procedimento di cui alla sezione III del capo I del titolo I della parte III del decreto legislativo 30

giugno 2003, n. 196, o di cui agli articoli 154, 157, 158, 159 e 160 del medesimo decreto legislativo

n. 196 del 2003, relativo al trattamento pubblico di dati personali da parte di una pubblica

amministrazione, interessi l’accesso ai documenti amministrativi, il Garante per la protezione dei

dati personali chiede il parere, obbligatorio e non vincolante, dell’Autorità. La richiesta di parere

sospende il termine per la pronuncia del Garante sino all’acquisizione del parere, e comunque per

non oltre quindici giorni. Decorso inutilmente detto termine, il Garante adotta la propria decisione.

 

Art. 6 – Esclusioni dal diritto di accesso

1. Il diritto di accesso di cui all’art. 4 è escluso nei seguenti casi:

a) per i documenti coperti da segreto di Stato ai sensi della legge 24 ottobre 1977, n. 801, e

successive modificazioni, e nei casi di segreto o di divieto di divulgazione espressamente previsti

dalla legge;

b) per i dati di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322 , per quelli previsti

dalla normativa europea in materia di tutela del segreto statistico e per quelli che siano

espressamente qualificati come riservati dalla normativa nazionale ed europea in materia statistica

c) nei procedimenti tributari, per i quali restano ferme le particolari norme che li regolano;

d) nei procedimenti selettivi, nei confronti dei documenti amministrativi contenenti formazioni di

carattere psicoattitudinale relativi a terzi.

e) per i dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, fermo restando quanto disposto al

comma 4.

f) per i dati strettamente personali, a meno che non si riscontri un interesse pubblico prevalente

2. Il diritto di accesso non è consentito, inoltre, quando dalla divulgazione dell’informazione può

derivare una lesione, specifica e individuata, a uno dei seguenti interessi

a) fuori delle ipotesi disciplinate dall’articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, l’interesse alla

sicurezza e alla difesa nazionale, all’esercizio della sovranità nazionale e l’interesse alla continuità e

alla correttezza delle relazioni internazionali, con particolare riferimento alle ipotesi previste dai

trattati e dalle relative leggi di attuazione;

b) quando l’accesso possa arrecare pregiudizio ai processi di formazione, di determinazione e di

attuazione della politica monetaria e valutaria;

c) quando le informazioni riguardino le strutture, i mezzi, le dotazioni, il personale e le azioni

strettamente strumentali alla tutela dell’ordine pubblico, alla prevenzione e alla repressione della

criminalità con specifico riferimento alle tecniche investigative, alla identità delle fonti di

informazione e alla sicurezza dei beni e delle persone coinvolte, all’attività di polizia giudiziaria e

di conduzione delle indagini;

d) quando i documenti riguardino la vita privata o la riservatezza di persone fisiche, persone

giuridiche, gruppi, imprese e associazioni, con particolare riferimento agli interessi epistolare,

sanitario, professionale, finanziario, industriale e commerciale di cui siano in concreto titolari,

ancorché i relativi dati siano forniti all’amministrazione dagli stessi soggetti cui si riferiscono;

e) l’interesse alla riservatezza di atti, memorie interne, minute e di altre informazioni preliminari

finalizzati all’adozione di atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di

programmazione, nonché di determinazione dell’indirizzo politico e politico-amministrativo, ferme

restando in ogni caso le particolari norme che ne regolano la formazione, nonché le norme che

prevedono la pubblicazione obbligatoria e la diffusione informazioni da parte dei soggetti di cui

all’art. 3;

f) quando l’accesso costituisca ostacolo oggettivo al proficuo svolgimento dell’attività

amministrativa. In questo caso, l’accesso non può essere differito oltre il tempo strettamente

necessario ad evitare tale conseguenza, e comunque non oltre i centoventi giorni.

3. La valutazione sulla effettiva prevalenza dell’interesse pubblico alla divulgazione, ai sensi del

comma 2, deve essere effettuata in accordo con le seguenti indicazioni:

a) costituiscono in ogni caso motivi di prevalenza dell’interesse pubblico alla divulgazione: la; la

promozione di un controllo effettivo e diffuso circa l’uso delle risorse pubbliche e sulla qualità della

spesa; la promozione dell’accountability degli amministratori pubblici; l’assicurare la conoscenza di

informazioni indispensabili per tutelare la libertà personale e interessi di rilievo costituzionale.

b) non costituisce in ogni caso motivo utile a controbilanciare l’interesse alla divulgazione

dell’informazione la circostanza per cui tale divulgazione: può determinare una lesione del prestigio

degli organi di governo, anche di livello costituzionale; può contribuire a determinare una perdita di

fiducia negli organi di governo, anche di livello costituzionale;

4. Deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui

conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici. Nel caso di

documenti contenenti dati sensibili e giudiziari, l’accesso è consentito nei limiti in cui sia

strettamente indispensabile e nei termini previsti dall’articolo 60 del decreto legislativo 30 giugno

2003, n. 196, in caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale

 

Art. 7 – Modalità dell’accesso

1. La richiesta di accesso alle informazioni non deve essere motivata, va presentata in forma scritta,

con l’indicazione del nominativo del richiedente e del recapito, anche elettronico, per le

comunicazioni con l’amministrazione. La richiesta può essere inviata anche telematicamente.

2. L’accesso di cui all’art. 4 è sempre gratuito fatto salvo quanto previsto al comma 3 del presente

articolo

3. Nel caso di atti e documenti analogici, dall’amministrazione competente può porre a carico del

richiedente il solo costo effettivo di riproduzione e di eventuale spedizione, qualora esso superi i

venti euro per il complesso delle richieste formulate da uno stesso soggetto nell’arco della

medesima settimana lavorativa.

4. Ai fini del comma 3 le amministrazioni provvedono alla pubblicazione delle tabelle con le tariffe

applicate sui siti istituzionali

5. Le informazioni sono rilasciate in formato aperto ai sensi dell’art. 68 del decreto legislativo 7

marzo 2005, n. 82 e successive modifiche e integrazioni, se già in possesso dell’amministrazione in

formato digitale. Negli altri casi, quando il rilascio in formato digitale aperto è oggetto di specifica

richiesta, l’amministrazione può applicare una tariffa volta a coprire i soli costi effettivamente

sostenuti, informandone previamente il richiedente.

6. L’Autorità nazionale anticorruzione è incaricata di esaminare le informazioni fatte oggetto di

almeno 10 richieste di accesso formulate in tempi diversi da soggetti distinti, onde definire

l’interesse pubblico delle medesime. Qualora tale interesse venga effettivamente riconosciuto le

amministrazioni provvedono alla pubblicazione di tale informazioni nella sezione “amministrazione

trasparente” del proprio sito istituzionale per un periodo di almeno cinque anni, a decorrere dalla

data dell’ultima richiesta di accesso evasa. Non possono in ogni caso essere pubblicate le

informazioni che contengono dati personali sensibili o di natura giudiziaria; dati da cui sia possibile

ricavare informazioni relative alla situazione di disagio economico-sociale degli interessati; dati

concernenti la natura delle infermità e degli impedimenti personali o familiari che causino

l’astensione dal lavoro, e le componenti della valutazione o i dati concernenti il rapporto di lavoro

tra il predetto dipendente e l’amministrazione, idonei a rivelare taluna delle informazioni di cui

all’articolo 4, comma 1, lettera d) del decreto legislativo n. 196 del 2003.

 

Art. 8 – Sanzioni

1. L’illegittimo diniego o l’illegittimo differimento dell’accesso alle informazioni costituisce

elemento di valutazione della responsabilità disciplinare e costituisce causa di responsabilità per

danno all’immagine dell’amministrazione; è comunque valutato ai fini della corresponsione della

retribuzione di risultato e del trattamento accessorio collegato alla performance individuale dei

funzionari responsabili.

 

Art. 9 – Clausole di salvaguardia

1. Restano ferme le disposizioni del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, nonchè le altre

disposizioni vigenti in materia di pubblicazione e diffusione obbligatoria che assicurano una

maggior tutela del diritto di accedere e di conoscere le informazioni formate o comunque detenute

dalle amministrazioni.

2. Restano ferme le disposizioni previste dal decreto legislativo 196 del 30 Giugno 2003 in materia

di protezione dei dati personali

 

Art. 10 – Disposizioni transitorie e finali

1. Le disposizioni della presente legge entrano in vigore a decorrere dal novantesimo giorno

successivo alla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

 

Art. 11 – Abrogazioni

1. Gli articoli da 22 a 27 della legge 7 agosto 1990 n. 241 e successive modifiche e integrazioni

sono abrogati.

 

 

6 commenti
  1. […] PD (il testo modificato è stato depositato all Camera come PDL 3042 ed è anche disponibile sul sito dell’intergruppo innovazione di cui fanno parte anche esponenti di Scelta Civica, Ncd, M5S e Forza Italia) ed è appoggiato anche […]

  2. […] e che è stato discusso e modificato dall’Intergruppo parlamentare per l’innovazione. Qui la versione più recente del testo modificato dall’intergruppo a cura dell’ufficio […]

  3. […] Camera è già stata depositata, a firma di Anna Ascani (PD), una proposta di legge per un Freedom Of Information Act realizzata a partire dal testo proposto dalla coalizione FOIA4Italy di cui Diritto Di Sapere fa […]

  4. […] Un altro punto a favore sono gli impegni pubblici sia del Primo ministro Matteo Renzi che del ministro Marianna Madia a dare all’Italia un vero Foia che potrebbe arrivare entro la primavera 2016, praticamente a un anno da quando l’On. Anna Ascani ha presentato la prima bozza recepita dagli uffici legislativi della maggioranza e visibile sul sito dell’Intergruppo parlamentare per l’Innovazione. […]

  5. […] testo per un FOIA in Italia nasce da una consultazione pubblica, ma la versione su cui bisognerà lavorare è quella modificata dall’ufficio legislativo del PD. E a leggerla […]

  6. […] testo per un FOIA in Italia nasce da una consultazione pubblica, ma la versione su cui bisognerà lavorare è quella modificata dall’ufficio legislativo del PD. E a leggerla […]

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